Storie di animali

Separazione o divorzio, e il gatto o il cane che fine fanno?

Separazione o divorzio, e il gatto o il cane che fine fanno?
       

La fine di una relazione comporta cambiamenti nella gestione di tutto ciò che gravita attorno alla coppia: dagli amici comuni alla casa, fino alle questioni ancora più dolorose, come i figli.
Nessuno resta immune, neanche gli animali di compagnia come cani, gatti o criceti, conigli... che di fatto sono diventati parte integrante della famiglia.
Considerando che quasi la metà degli italiani vive con un animale d'affezione (dati Eurispes, Rapporto Italia 2016), non è così raro che in caso di separazione tra coniugi o conviventi ci vadano di mezzo anche i quattrozampe.

Cosa dice la legge?
La legge del 20 luglio 2004, n. 189 sul tema dell' affido degli animali in caso di separazione dei coniugi dice che:
"In caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dall'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio."
Non essendo gli animali un bene mobile registrati perde validità la teoria che l'animale in fase di separazione dei beni sia affidato a chi ne detiene la proprietà, o a chi ad esempio ha intestato il microchip perché questo non ne determina necessariamente la proprietà.

Cosa consigliano gli esperti?
È sempre meglio prendere una decisione di comune accordo seguendo il buonsenso e il bene dell’animale. Sarebbe meglio che il gatto continui ad abitare nella casa in cui è cresciuto aldilà di chi ne possiede o no la proprietà.
In regime di comunione di beni il gatto è di proprietà di tutti e due i coniugi quindi la scelta è un po’ più complessa.
Se il gatto è stato adottato o preso durante il matrimonio entrambi ne sono proprietari.
Se gli ex coniugi non riescono a decidere di comune accordo è il giudice a scegliere a chi appartiene il gatto.
Si tratta di una decisione estrema perché la scelta dovrebbe esser presa in funzione dell’amore per l’animale di casa aldilà delle controversie che possono sorgere in questo momenti difficili della vita. Inoltre il giudice non può ovviamente ascoltare le motivazioni e le preferenze del gatto quindi rivolgersi alla legge suprema è un po’ inutile.
Gli ex coniugi dovrebbero essere in grado di prendere una decisione lasciando da parte gli screzi e i rancori ma considerando solo il benessere del gatto, che è un animale territoriale. Per questo motivo sarebbe meglio che resti nella casa dove ha vissuto sempre evitando che diventi vittima innocente della separazione dei due adulti.
Un po’ come accade con i figli, anche con il gatto si possono scegliere dei momenti in cui il coniuge che ha lasciato la casa possa andare a fargli visita e trascorrere un po’ di tempo insieme. L’affidamento congiunto invece è da evitare perché il gatto non ama gli spostamenti e il continuo cambiar casa potrebbe creargli momenti di shock e forte stress.
Ci sono casi in cui per evitare spiacevoli conseguenze viene stipulato un contratto pre matrimoniale dove si indica in modo inequivocabile chi si prenderà cura del gatto in caso di separazione o divorzio.

Cosa succede se ci sono anche dei bambini?
Gli esperti legali affermano che l'animale domestico debba seguire la collocazione e gli spostamenti dei minori, privilegiando la stabilità del legame che ha sviluppato con i figli, i quali hanno il diritto di continuare a vivere in n ambiente quanto più simile a quello esistente prima della separazione dei genitori.
Si evice in questo caso che il bene di cani, gatti e bambini va di pari passo, perché anche il pet sarà più “felice” continuando a vivere con i suoi piccoli amici.

Gli animali non sono oggetti, ma esseri senzienti
Gli animali sono capaci di provare emozioni tra cui gioia e dolore. Come tali, vanno tutelati e garantire loro il benessere e l’attenzione che meritano.
Non sono una parte di arredamento che va impacchettato e portato via, né tanto meno buttato. Per il bene dei figli, se la coppia non va d’accordo, è giusto che ci si separi nel modo più civile possibile. Lo stesso discorso vale anche per i nostri cani e gatti.
Loro si affezionano a tutti i membri della famiglia e lo dimostrano quotidianamente a ciascuno di essi, per cui potrebbero provare disagio se i gesti quotidiani che avevano con entrambi sono ora gestiti da una sola persona.
Se sono stati abituati a ricevere molte coccole dalla persona che è andata via di casa, possono provare frustrazione da questa nuova situazione e tendere a cercare conforto dall’unico umano rimasto una specie di “doppio affetto”, soprattutto nei momenti in cui possono totalmente attirare l’attenzione.
In genere, gli animali domestici hanno un umano con cui stringono maggior feeling e sarebbe più consono che in caso di separazione/divorzio rimanga con la persona “prediletta”.
Soprattutto i gatti, ma tutti gli animali, hanno l’esigenza di avere un loro “porto sicuro”. Quindi, se avessero la possibilità di rimanere nel luogo dove hanno sempre vissuto e con la persona a cui sono maggiormente legati, sarebbe tutto più facile e molto più gestibile.
Sarebbe importante anche poter continuare a frequentare gli altri componenti della famiglia che fisicamente vivranno in un’altra abitazione, in modo da poter mantenere una relazione con essi e rendere tutto meno traumatico possibile.
Un supporto maggiore può esser dato da prodotti come i ferormoni oppure Fiori di Bach, in particolare la miscela antipanico Rescue Remedy in versione analcolica.

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